Affidamento condiviso: la parità dei tempi con i figli non è un diritto automatico
Con l’ordinanza n. 11946 del 30 aprile 2026, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema di grande rilevanza pratica nell’ambito del diritto di famiglia, offrendo un importante chiarimento in materia di affidamento condiviso e regolamentazione dei tempi di permanenza dei figli minori presso il genitore non convivente.
Il principio affermato dalla Suprema Corte
Lo Studio Legale Surace segnala ai propri assistiti che, secondo la Corte, la determinazione dei tempi di frequentazione tra il minore e il genitore non collocatario non deve necessariamente fondarsi su una ripartizione simmetrica e paritaria degli stessi. Al contrario, tale determinazione deve essere il frutto di una valutazione ponderata e discrezionale del giudice di merito, chiamato a considerare in concreto le specifiche circostanze del caso.
Il criterio guida che deve orientare tale valutazione rimane, in ogni caso, il superiore interesse del minore, unitamente al suo diritto fondamentale a mantenere una relazione equilibrata e significativa con entrambe le figure genitoriali.
Bigenitorialità e parità matematica: due concetti distinti
La pronuncia in commento si inserisce in un indirizzo giurisprudenziale ormai consolidato in tema di affidamento condiviso, contribuendo a rafforzarne la portata interpretativa. La Cassazione ribadisce infatti un principio di primaria importanza: il diritto alla bigenitorialità, sancito dal nostro ordinamento come garanzia per il minore di crescere mantenendo rapporti stabili con entrambi i genitori, non si traduce automaticamente in un diritto alla parità matematica dei tempi di permanenza presso ciascun genitore.
Si tratta di una distinzione concettuale fondamentale: la bigenitorialità va intesa come qualità e sostanza della relazione genitoriale, non come mera quantità aritmetica di tempo trascorso con l’uno o con l’altro genitore. Il giudice, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, dovrà quindi valutare caso per caso gli elementi concreti della vicenda familiare, senza sentirsi vincolato a schemi predeterminati di suddivisione paritaria.
Le implicazioni pratiche della decisione
Questa pronuncia della Suprema Corte assume particolare rilievo per tutti coloro che si trovano ad affrontare procedimenti di separazione o divorzio con figli minori. Lo Studio Legale Surace, forte della propria esperienza in materia di diritto di famiglia, evidenzia come tale orientamento imponga una riflessione attenta sulle modalità con cui vengono formulate le richieste di regolamentazione dei tempi di visita, invitando le parti a concentrarsi non tanto sulla ricerca di una parità formale, quanto sulla costruzione di un progetto genitoriale realmente funzionale al benessere psico-fisico del minore.
Per approfondimenti sulla presente decisione o per una consulenza personalizzata in materia di affidamento condiviso e diritto di famiglia, è possibile contattare i professionisti dello Studio Legale Surace.
